L’amore che salva e il muro di Pablo Neruda

Ho preso in mano i pennelli digitali e mi è venuto in mente “il postino di Neruda”, romanzo reso film da Radford.

Una bicicletta, simile a quella che Troisi – o meglio Mario Ruoppolo – usava nel suo giro quotidiano di consegna posta, appoggiata a un muro logoro su cui capeggia una frase attribuita al poeta cileno Pablo Neruda e diventata famosa grazie all’azione di propaganda del Movimento Poetico Spagnolo.

attimi in cui pensiamo all'amore, fermati su polaroid

Un figlio, un cane, una persona, una sensazione: l’amore ha mille forme e nessuna regola.

Ora, che io mi metta a scrivere lezioni sull’amore è altamente improbabile, visto che l’amore credo sia astrazione e soggettività. Come quei modi di “sentire” umani che non stai lì a metterci regole e paletti. L’amore succede e non dipende da nessuno e nessuno ne stabilisce i patti, regole e confini.

Perché l’amore insegna ma non si insegna.

Ha il compito di mostrarci la sorgente luminosa e vitale che alberga dentro di noi ma non si pone e non permette venga posto uno standard di luce in portata e qualità.

Così, in quella luce si può nascondere un uomo, una donna, un ideale, un figlio, un paesaggio, un momento, senza che nessuno possa arrogarsi il diritto in alcun modo, di stabilire delle regole in quella splendida e anarchica città delle luci d’amore. 

Ecco allora che omosessualità, eterosessualità, sapiosessualità, questooquellosessualità, diventano solo etichette incasellanti per spiegare a noi stessi qualcosa che per sua natura non è spiegabile in termini umani costrittori.

Il dipinto, dicevo. Amo quella frase del grande Neruda perché ribadisce come se ci fosse bisogno, che altro non siamo che poveri umani che nulla possono contro la morte, ma contro la vita – quella che ci costringe all’attesa della Dama Nera che ci attende nella nostra Samarcandapossiamo opporre quel sentire di luce che ci pervade davanti a un paio di occhi, un tramonto, un sogno, una speranza. Possiamo opporre l’amore, il nostro amore, la nostra luce. Perché non è chi o cosa amiamo che fa la differenza, ma come e quanto.

Ti amo non per chi sei ma per chi sono io quando sono con te” diceva Gabriel Garcia Marquez.

Mi ero promesso di non fare lezioni sull’amore, ma mi son lasciato trascinare dal pensiero delle metafore di Ruoppolo cullate come onde del pomeriggio di quell’isola dell’Italia anni ’50 che diede asilo a Neruda e per le quali faccio volentieri da scoglio ultimo che ne conserva il sapore e il sussurro musicale. L’amore vi salvi dalla vita.

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