Lomografia: lo scatto a passo di intimità e sogno

Quando parliamo di lomografia generalmente la prima cosa a cui pensiamo è la LOMO, macchina fotografica analogica compatta da 35 mm che diede vita a un movimento degli anni ’90 – la lomografia, appunto – volto a mostrare il mondo con gli occhi di quell’aggeggio creato per scattare la realtà ma ritrovatosi a farci immergere nel sogno, nella nostalgia e nel romanticismo visuale.

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@bngmn

E questo ha fatto il lomografo bnjmn (qui il suo profilo e le sue foto), con una pellicola particolare, la LomoChrome Purple 110 mm usato per immortalare il lago Tegel, il secondo bacino d’acqua più grande di Berlino.

Ha usato una pellicola LomoChrome purple, una straordinaria pellicola negativa (non infrarossi!) capace di dare una svolta acido-sognante alle fotografie. E ci ha regalato una giornata sulle rive del lago Tegel, in quel di Berlino, tra surrealismo e onirico ondeggiare tra il rosa e gli altri colori morbidi e capaci di infondere nostalgia e tenerezza.

Chi mastica fotografia sa che al di là dei tecnicismi e delle perfezioni super tecnologiche attuali (perfette riproduzioni della realtà tanto nitide nello scatto quanto vuote nel significato) esiste una branca – per lo più analogica ma anche digitale tramite app degli smartphone e filtri per  reflex – fatta di nostalgia, sogno, poetica intravista e romanticismo visuale. È una branca in cui entra di diritto la lomografia come altro genere analogico. E qui la fa da padrone il significato, la sensazione sottopelle dell’immagine capace di arrivare dove non arrivano la nitidezza e l’obiettivo da millemila euro super moderno. Un modo per fare due passi nel sogni, nel ricordo e nella tenerezza di immagini rimaste confinate nella nostra memoria antica come un trenino di latta ritrovato in soffitta.

Fonte news e Fotografie: www.lomography.it